in LGBT

Si lo ammetto. Non sono sceso in piazza a manifestare a favore del Ddl Cirinnà. Per alcuni sono un crumiro. Io ho una mia idea, e probabilmente, a pensarci bene, è anche la vostra. Io vorrei il matrimonio.

L’Italia è divisa come al solito. Una parte è scesa in piazza con le sveglie, difendendo e dimostrando sostegno per il tanto discusso Ddl Cirinnà. L’altra fetta invece si è riunita per difendere la cosiddetta “famiglia tradizionale”. Io son rimasto fuori da entrambe le iniziative. Perché? Non mi piacciono gli specchietti per le allodole.

I media stanno dipingendo questa manovra come una delle più difficili mai varate. Un connubio di scontri politici, opinione pubblica e rinvii. Sembra che sia una delle decisioni più difficili da prendere, manco si trattasse della pace nel mondo.

La verità è che il Ddl Cirinnà, per quanto osteggiato, non è che l’inizio. O almeno io spero che lo sia. Non è un punto di arrivo ma di partenza. Non bisogna farsi abbindolare come allocchi da questa propaganda che lo dipinge come chissà quale rivoluzione.

Il matrimonio e le sue conseguenze.

Il matrimonio, nel senso burocratico, giuridico se volete, del termine, comporta una serie di conseguenze per i coniugi. Una certa linea politica sostiene, o meglio desidera, che alcune di queste conseguenze siano “riconosciute” anche alle coppie di fatto, vale a dire le coppie che pur non avendo contratto un matrimonio vivono una relazione stabile con l’intenzione di stare insieme. Un’altra linea politica, quella che io preferisco, sostiene invece che attribuire alla convivenza di fatto le conseguenze del matrimonio, anche solo parzialmente, sia una violazione della libertà delle persone. Dopo tutto se questa coppia avesse voluto avere le conseguenze tipiche del matrimonio avrebbe potuto sposarsi! Ecco perchè non è necessariamente giusto riconoscere gli stessi identici risultati sia al matrimonio che alla convivenza di fatto. Le coppie di fatto sarebbero ingiustamente costrette a sopportare e “subire” dei vincoli che non era loro intenzione creare. Se lo fosse stato avrebbero deciso di sposarsi. Ecco perchè nascono le unioni civili, per rispondere a questa esigenza. Permettere alle coppie di fatto di poter determinare quali aspetti della loro vita siano influenzati dalla loro relazione. Fermo restando che potranno in futuro, se vorranno, contrarre il matrimonio, nel frattempo non saranno completamente nell’oblio della lacuna legislativa e al tempo stesso non saranno costrette ad vivere con delle briglie che non hanno scelto personalmente di indossare.

Attenzione però. Tutto questo vale per le coppie di fatto, siano esse etero o omosessuali. Problema diverso e ulteriore è il riconoscimento dei diritti delle coppie gay.

Il matrimonio anche per le coppie omosessuali.

Le unioni civili non sono state pensate in origine specificatamente per le coppie gay e non sono neanche la risposta alle loro esigenze. Il mondo LGBT vuole potersi sposare, vuole quelle conseguenze, quei diritti e doveri che tutte le coppie etero possono liberamente decidere di ottenere con un semplice matrimonio. Sposarsi significa tante cose, sia da un punto di vista affettivo, emotivo che da un punto di vista burocratico. È svilente che uno Stato nel 2016 non si sia ancora degnato di aprire gli occhi su una realtà sociale vecchia come il mondo. L’omosessualità esiste. Ed esistono coppie omosessuali. Uno Stato che perseveri nell’ignorare l’esigenza di parte del suo popolo è in grave difetto.

La cosa che mi fa incazzare davvero è che anche per molti omosessuali il Ddl Cirinnà è un miracolo piovuto dal cielo, una luce alla fine del tunnel. La verità è che è e deve essere solo l’inizio. L’inizio di una serie di riforme volte a garantire a tutti i cittadini la pari dignità davanti alla legge. La possibilità di raggiungere quella autodeterminazione che la nostra Costituzione protegge.

Questa riforma è inutile? No davvero, anzi doverosa. Ma non confondiamola con la meta. Le coppie omosessuali voglio avere il diritto di sposarsi. Contrarre unioni civili? Anche. Ma in primo luogo e principalmente di sposarsi. Si tratta di un primo passo, per alcuni è un passo necessario non solo per poter dar via gradualmente alle riforme ma per poter “abituare” la popolazione all’idea delle coppie gay “riconosciute” dallo Stato.

La manifestazione in piazza a sostegno di questo ddl? Che sia la prima di molte e frequenti altre. Il resto del mondo ci guarda con gli occhi sgranati, stupiti che la culla della civiltà, che Roma “caput mundi” sia così indietro su una realtà sociale tanto semplice. Il mio invito è a non accontentarsi e soprattutto non accogliere un palliativo come la soluzione ad ogni problema. Le unioni civili sono certamente utili e doverose e rispondono ad un esigenza sociale. Esigenza che è differente da quella che le coppie omosessuali sentono e vogliono: il matrimonio, di cui le unioni civili sono solo un surrogato.

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