in Tra le righe

Fare male è meglio di non fare affatto.. a volte – #LTR

Ok è il momento di scrivere. Di tornare a scrivere. Da quanto questo blog è nato, o per certi versi rinato, ha visto cinque miseri articoli e poi nulla. Che è successo? Questo blog è stato sognato da tanto tanto tempo, la summa di una serie di esperienze, sogni e desideri sedimentati da tempo. E poi lo abbandono? Ora vi spiego perché fare male è meglio di non fare

Sindrome da eccellenza. Un blog, uno serio di quelli che spopolano e vengono apprezzati, perché in fondo è anche di questo che si parla, ha contenuti di un certo livello e qualità. Il problema è che nessun contenuto è senza dubbio alcuno peggio di un contenuto brutto. Prendere coscienza di questo è stato come una doccia fredda. Sono un coglione. Si perché invece di fare ciò per cui ho creato questo blog, vale a dire scrivere, ho speso energie a pensare a cosa potrei scrivere, a come, come potrei infiocchettarlo per renderlo più fruibile etc etc. Insomma una mega pippa mentale. Non si tratta neanche di metaattività o di metascrittura, qualunque cosa vogliano dire queste parole, si tratta di non agire.

Che senso ha avere un blog se poi non scrivi. Che poi sto blog occupa i miei pensieri. Non è stato più una fonte di soddisfazione ma di solo stress. E lo stress senza appagamento per averlo sopportato ti distrugge. Ho passato mesi a farmi la lista dei post che voglio scrivere, a prendere appunti, a decidere come affrontare determinati argomenti, l’unica cosa che non ho fatto è stato prendere il computer e battere le mie dita sulla tastiera. Anche scrivere in modo disordinato sarebbe stato accettabile; sarebbe stato, come ho detto prima, meglio del non scrivere affatto. Come questo stesso post, pieno di ripetizioni e irregolare nella stesura è sempre meglio di nessun post.

Non c’è niente di male nel voler fare le cose al meglio. Sempre che questo “meglio” non ci freni dal fare qualcosa in assoluto. Meglio fare e sbagliare che non fare affatto. Almeno nella stragrande maggioranza dei casi. Ovvio non entrerei mai in sala operatoria per fare un trapianto cardiaco. Ma se fossi nel deserto dopo un disastro aereo, se necessario due punti di sutura li metterei se ne andasse della vita di qualcuno.

Insomma le circostanze determinano il grado di errore e di rischio accettabili e quindi determinano il confine tra il “fare male accettabile” e il “meglio non fare niente”. Per mia, e credo vostra, fortuna non ci troviamo quotidianamente in una situazione di vita o di morte e quindi il mio e il vostro non fare è spesso solo determinato da altro. Nel mio caso dal voler riempire questo blog di contenuti di qualità. Un intento nobile ma che mi ha fatto perdere di vista il senso di questo sito. Non potrà mai contenere qualità se non mi alleno a scrivere spesso e al mio meglio. La pratica porta alla perfezione. La voglia di produrre solo contenuti di qualità poi è strettamente connessa alla voglia di “vincere” e quindi alla paura di fallire. Se scrivo la prima cazzata che mi viene in testa ogni volta che ne ho voglia riempo il blog di schifezze e non avrà mai successo né visibilità. Ma un blog vuoto è fallimentare tanto quanto un blog pieno di cagate. Insomma anche in questo caso gli antichi avevano ragioni. In medio stat virtus.

Un altro freno è stato il tempo. Se devo dedicare tempo a scrivere, togliendo tempo ad altre attività importanti almeno tanto quanto aggiornare LeggiTraLeRighe, che questo tempo speso sia di qualità e ovviamente è di qualità se lo è il contenuto. Risultato, non ho mai preso il tempo per farlo. Perché poi il tempo è nostro, e siamo solo noi a decidere in cosa usarlo. Certo la coda alle poste ti ruba minuti o ore, ma siamo noi ad aver deciso di andare alle poste e siamo noi a decidere che sia più importante perdere il tempo della coda piuttosto che non fare quello che siamo li a fare. Insomma aver paura di sprecare il mio tempo è stato un altro ostacolo che mi sono autoimposto (si scrive così o col trattino? tipo auto-imposto. Oppure proprio auto imposto? bah) e che mi ha frenato dallo scrivere. Attività che io amo che mi sfoga e che mi da la soddisfazione di vedere i miei pensieri chiari nero su bianco. È la mia meditazione. Il modo con cui in parte svuoto la mente. Ma nel non farlo per poterlo fare al meglio mi sono invece occupato la mente. Un cazzaro.

Lungi da me il voler dispensare regole di vita, vi butto li un consiglio spassionato: non sabotatevi. Fate le cose che vi fa piacere fare, a cui tenete, trovate il tempo e non preoccupatevi di come le fate, date il vostro massimo ma ricordate che non farle è peggio. A volte si ha anche la fortuna di poter fare male e correggere dopo. Proprio come un post su un blog.

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