in LGBT

Il coming out non è un passo facile, non sempre almeno. Mille paure, dubbi e insicurezze affiorano, ci si sente un nervo scoperto e, in qualche modo, lo si è. Ci si mette a nudo affidando a qualcun altro una fetta della propria intimità più onesta. A volte però si esagera e si ha più paura del dovuto.

Viviamo per fortuna in mondo in cui se hai una domanda internet ti fornisce la risposta e “come fare coming out?” è sempre più cercata.
Credo che ognuno ha una propria verità sul coming out e un suo modo per raccontarlo e viverlo. Malgrado questo cercherò di raccogliere alcuni “pilastri universali” da una delle esperienze più impegnative e al tempo stesso liberatorie che un ragazzo o una ragazza può affrontare nella sua vita.

Il primissimo coming out

Inizio col dirvi che il primissimo vero coming out, il più importante, è con se stessi. Capire la propria natura e scoprire il proprio orientamento sessuale non è un processo semplice o banale, anzi. Richiede introspezione e pazienza, onestà e coraggio. Il mondo la fuori non potrà mai accettarci per quello che siamo se siamo noi i primi a non farlo.
Questa è una grandissima verità che si capisce ancora meglio dopo il coming out. Certo per chi è ancora “in the closet” sembra una banale e inutile frase fatta: “Ama te stesso e il mondo ti amerà”. Prima del coming out odiavo questa frase e detestavo leggerla o sentirla. Sapete perché dà tanto fastidio? Perché è dannatamente vera. Mettiamola così: se vuoi che il mondo ti accetti e ti ami per quello che sei, devi dare il buon esempio.

Prove generali: coming out con il migliore amico

Generalmente il primo coming out si fa con un amico. Dico generalmente perché mentre scrivendo questo post ho letto un sacco di blog e guardato un gran numero di video su YouTube sul coming out e ho notato che questo è un inizio ricorrente. Ci sono mille motivi per cui è più facile rompere il ghiaccio con il miglior amico. Prima di tutto con un vero amico la paura (immotivata) di creare delusioni si fa sentire meno. Il tuo amico ti accetterà e vorrà bene comunque. In fin dei conti non è tuo padre, tu non gli devi niente, lui non deve niente a te, non avete responsabilità reciproche e quindi si è davvero alla pari. Malgrado questo ci vuole coraggio, un coraggio che presto ti rendi conto non era necessario. Dopo aver detto per la prima volta le magiche parole “io sono gay” ad alta voce, un peso si toglie dal cuore. Un peso che in parte abbiamo messo noi e in parte ce l’ha affibbiato la società. Forse è quella prima sensazione di liberazione che dà il coraggio ai successivi coming out che di volta in volta diventano più semplici.

Coming out: non un ostacolo ma un viaggio

Sono convinto che se ogni persona passasse attraverso il coming out tutto il mondo sarebbe un posto migliore. Vero è che alla fine il coming out si “riduce” a informare amici e famiglia della propria sessualità. In realtà il coming out non è un insieme di singoli eventi ma un processo che dura una vita. Un processo che forse culmina e inizia davvero quando hai finito “di dirlo” a tutti ma che, al tempo stesso, significa di più. Voglio dirvi una cosa: ce la farete. Se siete anche un pochino simili a me potrebbe farvi una paura immensa. Ci siam passati tutti, chi più chi meno, abbiamo avuto paura e abbiamo vissuto quella stretta allo stomaco come prima di un salto nel vuoto. In realtà il coming out è una cosa meravigliosa e leggendo questo articolo capirete perché.

La famiglia e il coming out

Ok, ora dobbiamo essere onesti. Il coming out che fa davvero paura è quello con mamma e papà. Inutile raccontarsela ma dopo aver accettato nel proprio cuore chi si è davvero, dopo averlo detto ai propri amici, il vero scoglio sono i genitori. Si hanno in testa mille paturnie su come potrebbero reagire, su cosa potrebbero dire, su come potrebbero rimanere delusi. Vi capisco. I miei genitori sono tra i più adorabili e amorevoli che esistano, non ho mai dubitato che avrebbero preso bene il mio coming out, sapevo per certo che non avrebbero battuto ciglio. Eppure il giorno in cui ho deciso di dirglielo avevo la nausea. È stato uno dei momenti più difficili di tutta la mia vita anche se dentro di me c’era una voce, quella della ragione, che mi diceva: “dai Andre, sono i tuoi genitori, li conosci, la prenderanno bene”. Non serve dire che non stavo ascoltando molto quella voce. Mi son seduto e ho detto “ragazzi, devo dirvi una cosa, seria”. Quando ho detto “sono gay” erano talmente tanto sollevati che non fosse qualcosa di “grave” che mi hanno mandato a quel paese. Avevo così tanta paura che ho preparato il discorso in modo tanto serio che si erano preoccupati che si trattasse di un brutto incidente o di qualche malattia. So bene che non tutte le storie sono come la mia e che non tutti i genitori reagiscono bene. Alcuni semplicemente non capiscono, dovrete guidarli con pazienza e fargli vedere che non si tratta di semplice “sessualità” ma di dove va il vostro cuore. Altri invece sono solo spaventati. Nella loro testa un ragazzo gay o una ragazza lesbica avranno una vita più difficile e complicata degli eterosessuali. Per i genitori i figli sono a volte la realizzazione della vita che loro avrebbero voluto per se stessi e cercano di difenderti da tutto ciò che c’è di brutto nel mondo. Sanno anche loro che è impossibile ma comunque sperano che le sofferenze vi staranno lontane. Essere gay a volte appare come una fonte ulteriore di sofferenza. Anche in questo caso dovete guidarli voi, fargli notare che ormai non è più così, essere gay non complica la vita. I rapporti sociali rimangono uguali, non vieni licenziato se sei gay e non è più una vergogna sociale esserlo. Il mondo si è evoluto.

Quando fare coming out

Alcuni potrebbero rimanere delusi ma non esiste una guida affidabile al 100% che possa dirvi come e sopratutto quando fare coming out. Non esiste un momento giusto come non esiste un momento sbagliato. Diffidate da chi vi suggerisce un quando preciso o che vi dice “devi farlo”. Il coming out non è qualcosa che “devi fare”. Lo fai per te stesso, lo fai per dichiarare al mondo chi sei perché vivere nascondendosi fa male. Un giorno non servirà neanche più farlo e sarà un argomento di conversazione come le chiacchiere sul tempo o sul proprio lavoro. In grandi metropoli come New York o Londra è già così. Quando fare coming out? Quando vuoi farlo. È un po’ come il matrimonio, lo fai quando vuoi, come vuoi, con chi vuoi e nessuno può permettersi di commentare o criticare. Arriva un momento in cui ti sentirai pronto, saprai di avere abbastanza forza per dirlo a testa alta. Per dirla alla guru new-age, quando sarà il momento giusto lo saprai dentro di te.

Perché devo fare coming out?

Non so se valga per tutti ma io son passato per una fase in cui mi son domandato perché cavolo dovessi farlo. Alla fine  si tratta di dire al resto del mondo che si è gay. Nella mia testa era diventata una cosa del tipo: dire al resto del mondo come faccio sesso. Che poi al resto del mondo questa cosa non deve importare. In realtà non si tratta solo di questo. È molto di più.
Lo è perché cresciamo con la convinzione che essere gay sia essere il qualche modo diversi. Non si è diversi si è solo rari. Le persone con i capelli rossi sono rare, sono addirittura in via di estinzione, ma non sono diversi. In realtà come ho già detto verrà un giorno in cui non ci sarà più bisogno di farlo. Il coming out inizia dopo che si è già fatto un gran lavoro su se stessi. Conoscere se stessi, accettarsi, volersi bene e andare oltre la proprie apparenze sono cose che spesso diamo per scontate ma hanno un gran valore in ogni momento della vita. Non sottovalutate il conoscere se stessi. Chi passa attraverso il coming out ha guardato dentro di se con un’onestà rara. Certo l’attrazione fisica e i propri sentimenti ti hanno già dato vari indizi su dove va il tuo interesse ma il vedere questi segnali per quello che sono, accettarli e dire a se stessi “sono gay” senza giudicarsi è un risultato straordinario sopratutto per chi è ancora giovane.
Il coming out è scoprire se stessi, accettarlo e affermarlo davanti al mondo. Perché il mondo ci veda per quello che siamo e non per un qualche stereotipo che gli altri si aspettano. Dire la verità su se stessi. Dirlo al mondo perché non si può vivere nella menzogna senza distruggersi. Il coming out è un momento di orgoglio, è un momento di coraggio, è un momento in cui ci si erge e ci si afferma. È Simba che riprende il proprio posto come legittimo re. È Aladin che dice di non essere uno straccione. Ogni grande momento catartico della narrativa o del cinema in cui un uomo o una donna affermano se stessi stanno facendo coming out. Quello omosessuale fa solo più paura. Questo “rito di passaggio” vi darà una forza interiore che non tutti hanno. Incontrerete un sacco di gente nella vita e presto vi accorgerete che non tutte hanno le idee chiare su chi sono e cosa fanno, spesso non hanno le idee chiare neanche su chi amano. Dopo il coming out non diventerete un Buddha, ma conoscerete e accetterete una parte di voi con la chiarezza che tutti noi cerchiamo in tutta la nostra vita. Ed è per questo che il coming out è meraviglioso, perché in un mondo di apparenze, almeno su questo, la vostra vita non sarà superficiale.

Come vincere la paura del coming out

Avere paura del coming out è salutare. Significa che si è sani di mente. Fa paura, come tutte le cose importanti della vita. Un giorno guarderete indietro e vi chiederete perché avevate paura. Il mio consiglio è di farvi coraggio con tre supporti. Il primo sono gli amici. Sono tendenzialmente i primi a cui lo direte e saranno i migliori a darvi coraggio e supporto. Poi c’è internet: leggete e guardatevi tanti video sul coming out. Troverete tante storie, tante esperienze e suggerimenti. Alcuni saranno più affini a voi di altre ma ognuna vi dirà qualcosa di utile e vi darà il coraggio e la fiducia in voi stessi di affrontare questo momento tanto spaventoso. Un giorno magari farete come me e scriverete la vostra esperienza o ne farete un video e così ispirerete o cercherete di dare coraggio a chi deve ancora fare coming out. Non siete soli e ce la farete. Questo forse è tutto quello che dovete sapere.

Per i genitori

Se sei un genitore di un ragazzo/a che ha appena fatto coming out con te o che sospetti stia per farlo questo paragrafo è per te, se non lo sei salta al prossimo senza problemi.
Io non sono un genitore ma ho chiesto in giro e qualcosa posso dirtela.
Tu sai che tuo figlio è gay. Lo sai perché l’hai capito o perché te l’ha detto. La prima cosa da sapere e capire è che non è la fine del mondo. Non succede niente. Tuo figlio o figlia non avrà una vita peggiore di quanto avrebbe se fosse etero. Avrà come tutti le proprie vittorie e le proprie sconfitte. Non è vero che gli omosessuali sono più esposti degli eterosessuali alle malattie veneree, non è vero che tutti gli omosessuali sono promiscui. Sarà felice sopratutto perché sarà amato. L’omosessualità ha un brutto nome, sembra che abbia a che fare solo con il sesso, in realtà ha a che fare con l’amore. Dovrebbe chiamarsi omoamorità. Se tuo figlio o tua figlia è omosessuale non è colpa di nessuno, non è una colpa e basta, non hai fallito come genitore e non c’è niente che l’ha traumatizzato/a. È nato/a così. Non c’è niente di male, non è una vergogna e sopratutto il mondo girerà comunque. Alcuni genitori si preoccupano di cosa dirà la gente: chissene frega della gente, si parla di tuo/a figlio/a. Niente è più importante. Tuo/a figlio/a non può essere “normale”, è già normale, non è malato e non è sbagliato. Amalo per quello che è non per quello che avresti voluto che fosse. Avrai comunque dei nipotini se lui o lei vorrà e non ti preoccupare troppo neanche tu, andrà tutto bene. Anche per te genitore, online troverai un sacco di blog e video di altri che hanno affrontato il coming out di un figlio/a e possono darti idee su come vivere tutto questo. Affidati a chi c’è già passato e fai lo sforzo di vedere il mondo con gli occhi di tuo/a figlio/a. Non si tratta di malizia, si tratta di amore.

Sii te stesso, sii felice

Concludo con una piccola riflessione oltre il coming out e la sessualità. Guardati intorno. Il mondo alcuni giorni sembra un luogo folle e feroce. Altri giorni sembra pacifico e docile. Il nostro stato d’animo influenza come percepiamo il mondo quindi se hai avuto una brutta giornata, con imprevisti o discussioni, il coming out non solo è l’ultimo dei tuoi pensieri ma se ci penserai sarà qualcosa di abominevole. Quando si è in procinto di lanciarsi e fare coming out sembra che non si pensi ad altro. Alcuni giorni è un bel pensiero altri non lo so. Lasciate correre i giorni grigi e cercate di godervi il viaggio. Sapete perchè il mondo a volte è un po’ folle e feroce? Perchè non abbiamo quello che vorremmo. Ma quello che vogliamo è semplicemente essere felici. Basta questo per cancellare ogni altro intoppo della vita. Vuoi essere felice? Inizia con essere te stesso. Altra frase fatta da guru. Ci son dei giorni in cui ci credo, altri in cui anche a me questa frase annoia. Dentro di me so che è vera e credo che in molti la condividerebbero. Posso dirti una cosa per certa: nessuna persona che neghi la propria identità è felice. Ma questo non sarà un problema tuo.

Commenta o scrivi, anche in anonimo per ogni domanda anche la più stupida. Proverò a rispondere a tutti anche se brevemente.

LTR

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    […] ho già raccontato nel mio post dedicato il coming out è un processo. Volendo ridurre all’osso il concetto, trascurando tutti i […]