La differenza tra coming out e outing

Coming out e outing sono due cose molto diverse eppure molti ancora nel 2017 le confondono senza accorgersene. Facciamo chiarezza anche per gli addetti ai lavori perché la differenza tra coming out e outing c’è ed è importante.

So bene che con un solo post non salverò il mondo dall’uso indiscriminato dei due termini. Il dramma vero è che anche chi dovrebbe fare informazione ignora che esista una differenza tra coming out e outing.

Eppure son qui a provarci perché chi sà ha il dovere di parlare, chi tace è complice!
Ebbene senza emettere giudizi nei confronti di quei poveri ignorantoni che ancora nel 2017 hanno la cultura LGBT della Signora Rottermaier, prestate attenzione che il discorso è serio.

Il coming out

Come ho già raccontato nel mio post dedicato il coming out è un processo. Volendo ridurre all’osso il concetto, trascurando tutti i dettagli che potete andare ad approfondire, il coming out è “rivelare” la propria sessualità a qualcuno. Tenendo a mente che l’eterosessuale non sente il bisogno del coming out, tutti gli altri invece, presto o tardi, desiderano condividere questo lato di sé con il mondo. Si tratta di un’auto affermazione, di una persona che rivela ad un’altra un lato importante della propria intimità.

L’outing

Al contrario del coming out, l’outing non riguarda se stessi ma gli altri. Outing lo fa una persona quando rivela a un’altra l’identità/l’orientamento sessuale di un terzo. In pratica: Tizio dice a Caio che Sempronio è gay.

La differenza c’è ed è importante

Capite ora perché vedere scambiati i due termini fa venire il nervoso?

Nel primo caso abbiamo un gesto di cui essere orgogliosi. Un uomo o una donna che annunciano la propria sessualità non conforme al modello stereotipato dell’eterosessuale. È una persona che alza la testa e proclama la propria identità. Afferma se stesso e, in qualche modo, si determina e si erge in tutta la propria statura.

Nel secondo caso invece abbiamo un gossip. Una persona che forse conosce o forse suppone l’identità sessuale di un’altra e la rivela giusto per fare chiacchiera. Senza esagerare con caccia alle streghe, l’outing va sempre condannato. Nessuno ha il diritto di rivelare una cosa del genere. Poichè nessuno ha il diritto di decidere della “pubblicità” circa l’identità/orientamento sessuale di una persona se non il protagonista stesso. Stiamo parlando di uno dei lati più intimi della vita, e se qualcuno ha deciso di tenere il proprio orientamento o identità sessuale riservata niente e nessuno dovrebbe interferire.

In pratica c’è la stessa differenza che c’è tra omicidio e suicidio.

La cosa che fa più arrabbiare è l’atteggiamento superficiale di chi queste cose dovrebbe saperle. Ora, che mia nonna alla veneranda età di 91 anni sbagli e confonda i due concetti, pace non fa del male a nessuno. Ma il giornalista che in un articolo diffuso a livello nazionale indica con outing quello che è stato un coming out o viceversa è decisamente mediocre. Vuol dire parlare di qualcosa che non si conosce e non si ha avuto neanche la voglia di approfondire.

I miei amici conoscono benissimo la differenza, è stata mia cura informarli e hanno “imparato” volentieri. Se un giornalista confonde coming out e outing posso supporre che non abbia alcun amico gay? Se io giornalista scrivessi un articolo sul mondo LGBT, non mi confronterei con un mio amico o amica sul contenuto onde evitare di scrivere boiate? Perché se scriviamo un articolo di economia lo facciamo controllare da un professore universitario mentre se parliamo di sessualità non ci poniamo il problema della correttezza delle nostre parole?

E vado oltre dicendo che, se un giornalista ha il compito di riportare i fatti, confondendo le due espressioni riporta fatti falsi.

Perché se dico che Tizio ha fatto coming out, dico che Tizio (come si intende nella maggior parte dei casi) è gay.

Se dico che è ha fatto outing, sto dicendo che Tizio è uno str**zo che ha rivelato a Caio che Sempronio è gay, senza che Sempronio volesse!

Forse esagero. Forse mi sta troppo a cuore l’idea che c’è dietro la differenza tra coming out e outing. Forse sono arrabbiato perché durante il mio coming out un “amico” gay ha fatto outing per me con una mia cara amica, togliendomi la gioia di condividere con lei il mio coraggio. Forse, ripeto, sto esagerando ma vivo l’outing come una forma di omofobia. Spero che chiunque legga questo post possa, almeno in parte, capire che non parlo di pignoleria semantica. È come dice mia nonna: “Tu non parlar di me se tu non sai, prima parla di te e poi di me se tu potrai”.

LTR

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